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IL FORO MACULARE

Il foro maculare consiste in un vero e proprio “buco” del tessuto retinico, che coinvolge la fovea, cioè la parte della retina deputata alla visione distinta. Costituisce una causa importante di perdita della visione centrale, per lo più nella popolazione di età avanzata (tra i 50 e gli 80 anni), generalmente in buona salute e senza difetti refrattivi significativi.
Il riconoscimento del foro maculare come entità clinica autonoma risale addirittura alla fine del 19° secolo. Tale malattia, pero’, è sempre stata ritenuta rara, attribuita soprattutto a trauma ed osservata in soggetti giovani (le prime casistiche di fori maculari riportavano solo casi di pazienti tra i 25 e i 50 anni, e la genesi traumatica veniva stimata intorno al 50%). Ciò non deve stupire: i traumi oculari nel tardo ‘900 erano sicuramente più frequenti di adesso, e probabilmente i pazienti in giovane età erano in grado di spostarsi con maggiore facilità per cercare il consulto dell’oculista. Va inoltre considerata l’aspettativa di vita di allora, notevolmente ridotta rispetto ad oggi; essa non poteva che limitare la prevalenza di questa affezione, che, come già detto, si manifesta tipicamente tra i 50 e gli 80 anni.
I pazienti sintomatici affetti da foro maculare lamentano generalmente riduzione visiva centrale e metamorfopsia (visione distorta). Di frequente notano soltanto una lieve riduzione visiva, più evidente alla lettura o alla guida. Spesso trascorre qualche tempo prima che si rendano conto della riduzione visiva specie quando questa riguarda un solo occhio. Talvolta i pazienti sono in grado di descrivere con esattezza il momento in cui il foro maculare si manifesta, più spesso riferiscono invece sintomi che evolvono gradualmente.
Vi sono poi pazienti completamente asintomatici, ed in questo caso il foro viene diagnosticato soltanto in un esame di routine, oppure al rinnovo della patente di guida.
L’occhio controlaterale dei pazienti affetti da foro maculare rischia di sviluppare la stessa malattia in una percentuale variabile fra il 3 e il 22%.
E’ importante che quindi tutti i pazienti che hanno superato i 45 anni di età si sottopongano periodicamente ad un esame oculistico accurato con esplorazione del fondo oculare presso il loro oculista di fiducia o direttamente presso un centro di chirurgia vitreoretinica.
Una volta effettuata la diagnosi l’unica terapia possibile è quella chirurgica, ossia l’intervento di vitrectomia.
La prima osservazione di un eccellente recupero funzionale e della chiusura del foro maculare in seguito a vitrectomia in un caso di distacco retinico da foro maculare fu riportata nel 1988 da alcuni autori americani.
Da allora le tecniche si sono evolute rapidamente ed oggi siamo n grado di ottenere la chiusura del foro in un numero sempre più elevato di pazienti che si sottopongono ad intervento chirurgico, con un sensibile miglioramento della vista in una sempre più alta percentuale di casi.
Pertanto oggi esiste un unanime consenso da parte degli oculisti di far operare i pazienti affetti da foro maculare (opportunamente diagnosticato).
Per concludere, quindi, dalla sua nascita la chirurgia vitreoretinica ha fatto molta strada nella cura delle maculopatie. Le tecniche chirurgiche si sono evolute e stanno progredendo tumultuosamente aprendoci orizzonti nuovi e consentendo oggi a moltissimi pazienti di risolvere un problema fino a qualche anno fa giudicato intrattabile.